The unexpected Ironman - L'Ironman che non ti aspetti

Le foto della gara sono in fondo al racconto!

 

18 agosto 2006: Bologna-Vancouver. Siamo sul volo per Vancouver e sto gia' scrivendo il diario. Potenza del laptop, il computer portatile che mi sono portato per scrivere all'impronta. Affrontero' il prossimo 27 il mio quinto IM, e mi sento bene. Ci fermeremo, prima di avviarci verso Penticton, a Vancouver 3 giorni, per rivederla (anzi, vederla, in verita') al meglio, dopo che una decina di anni fa non riuscimmo al meglio, soprattutto perche' eravamo appiedati.  Quando rientreremo dal viaggio dovro' “licenziare” la mia factotum di viaggio, poiche' stavolta l'ha combinata grossa: non ci ha prenotato i posti sul volo e siamo nei “famigerati" posti centrali in una fila da quattro. Il peggio del peggio. Dopo tanti anni di onorato servizio non ha ancora imparato cosa deve fare.... mah!

Arriviamo in perfetto orario, anzi in anticipo. Ma manca la bici. Sembra sia rimasta ad Amsterdam, e gia' tremo, perche' chissa' SE e quando arrivera'. Tuttavia l'impiegato dell'ufficio bagagli smarriti mi dice che domani, probabilmente, arrivera', e che me la manderanno direttamente all'hotel. Ci spero poco, ma che altro posso fare? Cosi' noleggiata l'auto, una Dodge gran Caravan, ci dirigiamo all'hotel. E' abbastanza ok, anche se un po' vecchio. Cena in posto dignitoso, Salt&Pepper, sulla Kingsway, ad un isolato dall'hotel.
 

19 agosto 2006: Vancouver. La bicicletta dispersa e' un tarlo che mi perseguita, ma del resto, fino a stasera non posSo fare nulla, e quindi dopo una notte con tre risvegli (il fuso si sente) alle 8 scendiamo a fare colazione, qui in hotel. Poi, prendiamo la macchina e ci dirigiamo verso Downtown. Trovato un parcheggio presso le famose “vele” circumnavighiamo quello che e' il simbolo di Vancouver per deliziarci la vista della Diamond Princess, una nave da crociera immensa, e dagli idrovolanti, che qui, sono un mezzo di trasporto abbastanza comune, visto il numero di atterraggi e decolli.... Poi, presi da curiosita' siamo saliti sulla SkyTrain, ma dopo due fermate siamo tornati indietro, non era un divertimento da perderci tanto tempo. Cosi' recuperata l'auto ci dirigiamo verso North Vancouver, e dopo aver passato il Lion bridge andiamo al Capilano Suspension bridge, un ponte sospeso su cui hanno costruito un mini parco. Il costo e' indecente, oltre 25 dollari canadesi (piu' 3 x il parcheggio, obbligatorio!), ma si passano piacevolmente un paio d'ore, se non altro godendosi le facce sconvolte di chi attraversa questo ponte sospeso, molto “ballerino” e non ne e' abituato.

Non ci ricordavamo un Canada cosi' caro, in realta' siamo un po' scioccati, anche perche' ai prezzi esposti dobbiamo aggiungere le tasse (comunali, provinciali e statali!), e non e' piacevole. Comunque, usciti dal Capilano park ci prepariamo a tornare sui nostri passi, ma la muraglia di auto in colonna sul ponte ci consiglia di cercare un diversivo, e quale potrebbe essere se non un frugale pranzetto? Ed ecco che l'ennesimo Centro commerciale (Park Royal Shopping Center) ci si para dinanzi, e noi prontamente ci infiliamo nel parcheggio. Qui troviamo un ristorante giapponese molto buono, e la mia passione per il sushi mi fa perdere una combinazione deliziosa, il Bento B scelto da Carla, veramente ottimo. Ma il sushi e' il sushi.

Tuttavia e' ancora presto, e ci dirigiamo verso un altro Shopping Center, il Lonsdale quay Public market, citato dalla guida. Merita, veramente. Ritorniamo a Vancouver non senza difficolta', dal momento che il traffico e' cresciuto e perdiamo una mezzoretta per ripassare il Lion Bridge, ma anche se stanchi decidiamo di visitare anche la Granville Island, porticciolo turistico e sede (anche qui) di negozi e centri commerciali. La bici tuttavia in hotel non c'e', e al telefono l'ufficio e' deserto e comincio a temere sul serio per la mia Aegis, speriamo in domani, anche se per sicurezza abbiamo prenotato un'altra notte qui.


20 agosto 2006: Vancouver. Sono le 8 e ancora nulla della bici, percio' l'ansia e' aumentata a dismisura: ma ho gia' cercato negozi di bike qui a Vancouver, per -nell'ordine- chiedere una bici a nolo o comprarne una usata. Anche nuova, accidenti! Perche' cascasse il mondo, io l'IM del Canada lo faccio. Dopo colazione e l'ennesima telefonata infruttuosa all'ufficio bagagli smarriti della KLM, decidiamo di avviarci all'aeroporto, ma non facciamo in tempo a scendere che alla reception hanno la mia bici!! Sollievo massimo. Cosi' rivediamo i nostri programmi per la giornata e decidiamo di andare a vedere le spiagge nella English Bay, seguendo la strada che arriva al promontorio del complesso universitario, nel cui Campus soggiornammo 11 anni fa.

Quindi nell'ordine la Kitsilano beach, la Jericho, la Locarno e la Spanish Banks, eppoi ci siamo addentrati nel complesso universitario, totalmente immerso nel verde. Infine, ritornati a Downtown, la Sunset beach, la English bay e la Second, oramai dentro allo Stanley park. Queste sono costeggiate da palazzi residenziali, mentre le prime sono costeggiate da villette che danno l'idea di quartiere chic. Si  e' dunque fatta l'ora per uno spuntino, e decidiamo di andare al Metropolis uno centri commerciali piu' grossi, e di tornare, per un vero pranzo (anche se sara' meta' pomeriggio) al Lonsdale Quay a Vancouver North, dove eravamo rismasti incantati da un banco che apre le ostriche al momento (tre tipi diversi)  e scegliendo cozze, vongole, granchi e o l'aragosta cuoce tutto all'istante. Al Metropolis, nella Food court, fra una ventina di chioschi, dal sushi bar, al greco, al vietnamita, al KFC, all'italiano, decidiamo di goderci un bel po' di verdura, con un insalata a peso. Per stare leggeri.

Poi dopo un bel giro fra centinaia di negozi, ripresa l'auto, decidiamo di andare al Lonsdale con il Seabus, l'autobus marino, che dalle “vele” arriva direttamente al Lonsdale. E cosi' abbiamo fatto anche questo. Una volta al Market ci tuffiamo in un trionfo di ostriche crude, vongoloni e cozze al vapore, seguiti dal granchio, pure bollito (ma non crudelmente buttato nel pentolone). Ottimissimi, potremmo dire, un'esperienza piacevolissima e ripetibile (torneremo a Vancouver dopo l'IM!). Infine sulla via del rientro, ennesimo giro nel caotico centro di Vancouver (ma come fanno a definirla la citta' piu' vivibile al mondo?) e relax in camera. Domani si parte per Penticton!
 

21 agosto 2006 Penticton. Eccoci arrivati a Penticton, dopo un viaggio lungo e noioso. Stanotte siamo rimasti svegli un bel po' grazie ai vicini di camera che non ne volevano sapere di dormire. Urla e schiamazzi fino a tardi. Quindi di buon ora siamo partiti prendendo prima l'autostrada 1 East, poi,a Home, abbiamo scelto la via piu' breve ma piu' lenta, una vallata piuttosto noiosa. Breve sosta a Princeton per acquistare frutta (e congelarci dentro il supermercato, dove non c'erano piu' di 20 gradi, a causa dell' aria condizionata....) Infine ecco Penticton! Innanzi tutto fa caldo, per di piu' umido. Troviamo in fretta il Days Inn, e scopro che e' un altro salasso: 1400 CAD$, altri 1000 euro (altri 1100 euro se ne sono volati x la macchina). E ancora non ci sono le tasse... Il tempo di scaricare le valigie e facciamo un giro. Non e' piccola, ma nemmeno enorme. Penticton si sviluppa fra due laghi, l'Okanagan ed Skaha, e sembra una sonnacchiosa citta' lacustre, se non fosse che gia' il clima IM si sente, anche per le numerose presenze di atleti.

Tornati in hotel mi preparo al rito dell'assemblaggio della bici, preparando gli attrezzi con cura. Poi, una volta estratta commetto un errore fatale, e tutti i pezzi che compongono la forcella si spargono per il parcheggio del motel. Disperazione, costernazione. Vabbe', dovevo portarla da Bike Barn per un controllo? Ok, me la rimonteranno, anche. Pero' che nervi..... vabbe' decido di scaricarmi facendo una corsetta. 38 minuti di buon passo, in fartlek. Cena nel ristorante dell'hotel, decisamente meglio di quello di Vancouver.

 

22 agosto 2006. Penticton. Oggi abbiamo programmato il giro del percorso in bici con l'auto, cosi' dopo una caotica colazione prendiamo l'auto e ci avviamo. Il percorso e' noiosissimo, piatto abbastanza e senza punti di interesse. Le asperita' sono fondamentalmente due. Il Richter Pass, lungo ma non particolarmente ripido e lo Yellow Lake, neanche questo impegnativo, se non che arriva dopo 145 km. Magari il vento potrebbe dare fastidio. Ritornati a Penticton, recuperiamo la bici e mi fiondo per un giro. Bene. Poi aspetto le sei quando con Carla faccio un altra mezzoretta di corsa. Ceniamo al Salty's sul lungo lago che sembra essere il migliore, dal momento che e' il solo pieno. Ma non e' niente di che. Anzi, la digestione sara' complessa...
 

23 agosto 2006. Penticton. Oggi, con molta calma, ho caricato la bici in auto e sono andato fino ad Osoyoos, da dove parte la prima asperita', quella per il Richter Pass. Una salita lunga, non difficile, ma impegnativa per il vento. Pranzo deleterio con salsa all'aglio devastante. Pomeriggio lungo giro a piedi e cena alla Steak House.

 

24 agosto Penticton. Registrato! Ora posso competere. Mi hanno dato tutto. Cuffia, sacche, pettorali, insomma sono un Subaru IM Canada competitor a tutti gli effetti. Poi sono andato a perlustrare la salita dello Yellow Lake, mentre Carla se la godeva in spiaggia. Dopo esserci ri-incontrati in hotel abbiamo mangiato e poi siamo partiti per un giro all'Apex mountain, la montagna di Penticton. Cena frugale in camera a base di salmone affumicato, insalata e pane.

 

25 agosto Penticton. Oggi ho intenzione di provare il lago, ma come Fantozzi aveva la nuvola di pioggia, io ho il vento che mi accompagna ovunque. Un vento fortissimo, teso, agita le tranquille acque del lago Okanagan e fino alle 11 devo aspettare che si calmi un po'. Poi... e' lago. Niente di piu'. Solo si tocca per molto e alla fine faccio ca. 400m, ma molti di cammino. Stasera c'e' stato il Carbo Load party, discreto, con insalata, riso con i ceci, ravioli al pesto (d'aglio) e lasagne (vabbe' potevano essere peggiori). Poi una serie di video divertenti, il saluto della 76enne partecipante (e l'anno scorso finisher) e del partecipante per la 22ima volta su 24 edizioni. Poi tutti in strada per la festa che era piuttosto triste, con 4 orchestrine 4 una country, una rock, un balletto di danze del ventre e la quarta e' la banda della citta'.
 

26 agosto Penticton. Decido di portare subito la bici e le sacche, tanto si potra' accedervi anche dopo. Briefing senza sorprese, del resto in 24 anni hanno avuto modo di limare tutte le imprecisioni. Il caldo e' elevato, e mi aggiro un po' per la fiera eppoi vado a recuperare un'accaldata Carla. Un'altra nuotata riesco a farla, ed ho buone sensazioni. Tornati all' hotel dopo esserci riposati alle 4 e mezzo andiamo in centro per la parata degli atleti, la mia prima! Dovevamo essere 5 italiani, in realta' siamo 3, e alla parata ci ritroviamo in due: io ed il mitico Andreas Fink, bolzanino giraironman conosciuto a Panama City nel 2005. Cosi' io porto la bandiera, Andrea il cartello ”Italy” e Carla fa le riprese. Oltre un chilometro fra ali di folla festanti: si capisce che e' un evento per la citta'. Serata tranquilla in hotel a concentrarmi (?).
 

27 agosto. The day. Secondo un copione oliato, sveglia alle 4 e un quarto, colazione entro le 5, e in strada alle 5 e 15, di buon passo. E' ancora buio, ma non durera'. La piazza e la Transition Zone brulica di atleti, e chi accompagna e' elettrizzato come noi atleti. Rapidamente mi faccio scrivere il numero e la E di age group 40-44, poi lascio la borsa della “special need run” dentro ho infilato una maglia manica lunga e la bandiera. Nella TZ riempio le borracce, controllo che siano gonfie le ruote e infilo nella sacca “swim to bike” il gps. Estraggo la muta alle 6 e 20, e comincio ad infilarmela, dopo essermi cosparso di unto e vasellina. Alle 6 e 45 partiranno i pro, e noi 15 minuti dopo. Appena partono i pro mi fiondo sulla battigia, preferisco prendere delle botte e sfruttare le scie piuttosto che aspettare dietro. Tanto mi passeranno comunque.

Intanto risuona l'inno “Oh Canada”, subito seguito da quello del B.C., un lungo assolo di cornamusa, leggermente fastidioso. Poi tutto tace, in acqua, con il muso attaccato alle bandierine, attendo il via. E' freddissima, ma non me ne accorgo. Alle 7, puntualissimo, il colpo di cannone annuncia il via, e subito il mulinare delle braccia e' incredibile, ma stranamente non mi scontro con nessuno. Cerco di seguire le boe arancioni, qui sono molto visibili, ma la prima dista almeno 500m, percio' devo alzare la testa spesso. Mi sembra di stare ed andare bene, ma in realta' sono lentissimo: alla fine faro' 1:24:41, che per 3800m a nuoto fanno 2.13 ogni 100m. Un disastro, ma per fortuna il nuoto occupa ben poco di un IM. Faccio una T1 velocissima, tra i volontari che estraggono la muta, -evitati il marsupio e le maglie varie- indosso il casco, il pettorale ed il gps e mi fiondo alla bici. Meno di 3 minuti. Appena partito, subito un insetto mi rimbalza dal casco sul braccio, un dolore fortissimo, ma l'adrenalina e' troppa. Inizio forte, e alla prima salita ho le gambe abbastanza calde. Mi passano, certo, ma ne ripasso anche io.

Il vero scoglio sara' il Richter pass a 65 km. Ci arrivo bene, e chi mi supera nelle salitelle lo riprendo nelle discesette. Osoyoos: diritto a 5 km gli USA, a destra il Richter Pass, 11 km di salita costante ma non dura. Intanto il caldo e' tanto, ma per fortuna oggi c'e' poco vento. Bevo continuamente, ma sento sempre di avere sete. E' un clima che frega. Scollino bene, fra centinaia di persone vestiti anche pittorescamente. La discesa e' da urlo, sono 7/8 km in cui faccio anche i 70 all'ora, ma la strada e' larga, e le curve non sono mai cieche. Poi la diramazione a Keremeos, ei Olalla, da dove inizia la seconda difficolta', la scalata allo Yellow Lake, decisamente abbordabile, se non fosse che abbiamo gia' percorso 145 km. Comunque non e' certo uno strappo devastante, e con il 39-27 seduto riesco agevolmente nell'impresa. Dopo e' solo discesa a Penticton, ed anche qui arrivo a toccare i 70 all'ora. Arrivo in TZ ai 50 all'ora, in 6:44 e spiccioli, cavoli se tengono i piedi faccio un tempone!

In T2 me la prendo un po' piu' comoda: 4.40, per farmi cospargere di crema solare, soprattutto. Anche se oramai sono ustionato nelle parti scoperte. Riparto, e alla fine ritrovo Carla, al primo round about: quello del lungo lago al primo miglio. Anche lei e' molto sorpresa, se tengo i tempi soliti in maratona le 13 ore diventerenno realta'. Appunto, “SE”. Purtroppo i miei piedi mi abbandonano quasi subito e compio mezza maratona (21 km) in 3 ore e mezzo. Addio sogni di record. L'orgoglio mi aiuta nei secondi 21, e alla fine saranno 6:12, un'eternita'. Tempo finale 14:30:01, ed e' un miracolo, per come si era messa. Il percorso di corsa uccide: parte piattissimo, anzi discende un po'. Poi fra il 15imo e 25imo km e' un susseguirsi di colline che spaccano le gambe. Il round about, a Okanagan Fall e' allucinante, in fondo ad una strada non arriva mai.

All'arrivo spiano la bandiera, sto per fermarmi quando sembra di essere arrivato ma mancano ancora 20 metri, e comunque bambini offrono a tutti il nastro da vincitore, come e' giusto che sia e come e' nello spirito IM. Tutti vincono, alla fine. Subito dopo l'arrivo una “Ironcrew”: mi cinge per sostenermi, ma io sono in formissima, almeno mentalmente, e dopo la medaglia chiedo subito la maglia. Poi mi accompagna in zona post gara, mi chiede cosa voglio per rinfocillarmi, e va ad avvertire Carla che sto bene. Poi, tutto come al solito, con il tempo che rallenta: il massaggio, un po' di chiacchere con altri finisher, e la pizza, mai sembrata cosi' buona! Peccato, mi sarebbe piaciuto finire con il sole, pazienza, quando riusciro' a fermarmi mettero' mano ai piedi. Ed e' un'altra emozione incredibile. Eppoi la medaglia, veramente unica, a forma di acero! E sorpresa, oltre alla t-shirt un bel cappellino con scritto Finisher. Infine si raccattano le borse la bici, ci si cambia e si ritorna all'hotel, con la medaglia ben in vista. L'adrenalina fa il resto: si dorme poco, le ore passate a nuotare, in bici e nella maratona ritornano nel dormiveglia della prima notte. A me capita anche nelle altre 2/3 nottate perche' l'emozione e' molto forte.

28 agosto Penticton. Il lunedi e' la giornata piu' strana. A parte i dolorini vari, rimane un senso di vuoto dovuto al fatto che non ci si deve allenare (ma cmq molti lo fanno lo stesso, o una nuotata, un giretto in bici pure una corsetta...) o perlustrare i percorso di gara. Cosi' le ore scorrono al rallentatore, aspettendo l'Award party, la cena che premia i vincitori di categoria. Il quale sara' noiosissimo, con discorsi su discorsi di ringraziamento e complimenti a destra e a manca, cosi' le premiazioni degli Age Group vengono fatte di corsa.